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Mercato dell’intelligenza artificiale in Italia: i dati PoliMi

Mercato dell’intelligenza artificiale in Italia: 1,8 miliardi nel 2025 (+50%) per l’Osservatorio del Politecnico di Milano. Grandi imprese, PMI e lavoratori.

Il mercato dell’intelligenza artificiale in Italia ha raggiunto nel 2025 il valore di 1,8 miliardi di euro, in crescita del 50% rispetto al 2024. È il dato principale della ricerca dell’Osservatorio Artificial Intelligence del Politecnico di Milano, presentata il 5 febbraio 2026. Dietro la crescita c’è però un Paese a due velocità: il 71% delle grandi imprese ha avviato almeno un progetto di AI, mentre tra le PMI la quota scende all’8%.

In breve

  • Mercato italiano dell’AI nel 2025: 1,8 miliardi di euro, +50% sul 2024.
  • Il 46% riguarda AI generativa o progetti ibridi; orchestrazione dei processi e agenti AI valgono il 4%.
  • Progetti avviati: 71% delle grandi imprese contro l’8% delle PMI, che pesano per il 18% della spesa.
  • Il 47% dei lavoratori usa strumenti di AI in azienda, ma otto utilizzatori su dieci ricorrono a strumenti non aziendali.

Quanto vale il mercato dell’AI in Italia e cosa comprende?

Secondo l’Osservatorio, il mercato italiano dell’intelligenza artificiale vale 1,8 miliardi di euro nel 2025. Il 46% è legato all’AI generativa o a progetti ibridi; il restante 54% riguarda soprattutto il machine learning, cioè i modelli che imparano dai dati per fare previsioni, classificazioni o ottimizzazioni. Il 77% del mercato riguarda progetti costruiti su misura per il singolo cliente.

Per tipo di soluzione, la quota maggiore va ai sistemi che lavorano con il linguaggio:

  • sistemi conversazionali o di analisi del testo: 39%;
  • esplorazione dei dati, previsione e ottimizzazione: 30%;
  • generazione e analisi di immagini, video e audio: 16%;
  • sistemi di raccomandazione: 11%;
  • orchestrazione dei processi e Agentic AI: 4%.

Sul lato dell’offerta, l’Osservatorio ha censito 1.010 aziende italiane di AI e 135 startup finanziate negli ultimi cinque anni. Tra i clienti, la Pubblica Amministrazione vale il 19% del mercato e le PMI il 18%. Manifattura, grande distribuzione e retail crescono più della media; energia e utility, telecomunicazioni e media, banche e assicurazioni crescono meno.

Grandi imprese: quasi tutte sperimentano, poche hanno trasformato

Nel 2025 il 71% delle grandi imprese italiane ha avviato almeno un progetto di AI, contro il 59% del 2024, e il 60% ha almeno un’iniziativa di AI generativa. L’84% ha acquistato licenze di strumenti di AI generativa. Ma solo una grande impresa su cinque usa l’AI in modo pervasivo, in più funzioni aziendali.

Restano indietro soprattutto organizzazione e controllo:

  • solo il 9% ha una governance strutturata dell’AI, mentre il 54% sta costruendo una governance centralizzata;
  • il 15% ha un progetto strutturato di adeguamento all’AI Act;
  • il 54% prova a misurare i benefici, ma solo l’11% lo fa con un monitoraggio periodico e strutturato.

Sono numeri utili anche a chi guida un’azienda più piccola: se perfino le grandi faticano a misurare i risultati, conviene impostare la misurazione fin dal primo progetto.

PMI: a che punto sono davvero?

Tra le PMI i numeri sono molto più bassi. Ha avviato almeno un progetto di AI l’8% delle piccole e medie imprese; le sperimentazioni riguardano il 15% delle medie e il 7% delle piccole. C’è però un segnale di interesse: il 20% sta valutando di avviare progetti nel breve periodo. Sull’AI generativa, il 9% delle PMI usa strumenti a pagamento e un ulteriore 9% strumenti gratuiti.

Un’altra ricerca del Politecnico, quella dell’Osservatorio Innovazione Digitale nelle PMI presentata il 21 maggio 2026, conferma il quadro: il 76% delle PMI non ha investito in AI né prevede di farlo, e solo il 7% ha avviato programmi strutturati di formazione sull’AI per i collaboratori. Allo stesso tempo, nel 2025 oltre una PMI su due ha aumentato la spesa per la trasformazione digitale rispetto al 2024: la spesa digitale cresce, ma nella maggior parte delle PMI non comprende ancora l’AI.

Lavoratori: l’AI entra in azienda anche senza un progetto

Il dato forse più interessante riguarda le persone. In media il 47% dei lavoratori usa strumenti di AI in azienda. Però otto utilizzatori su dieci ricorrono a strumenti non aziendali: solo il 19% dichiara di usare esclusivamente quelli forniti dall’impresa.

È quella che spesso viene chiamata shadow AI: strumenti usati fuori da regole e controlli aziendali, con il rischio di inserirvi dati dei clienti, documenti interni o informazioni riservate. Tra le grandi aziende, il 40% ha definito linee guida e il 24% vieta gli strumenti di AI generativa non forniti dall’organizzazione. Nelle PMI, dove spesso non esiste un progetto, l’uso individuale rischia di crescere senza alcuna regola.

Agenti AI: la parola dell’anno pesa ancora poco

Per l’Osservatorio, «Agentic AI» è stata la parola del 2025. Con questo termine si indicano sistemi che non si limitano a rispondere, ma pianificano ed eseguono azioni in più passaggi, ad esempio consultando un gestionale o aggiornando una pratica. Sul mercato, però, orchestrazione dei processi e agenti valgono ancora il 4%.

Nicola Gatti, direttore dell’Osservatorio, avverte che finché la tecnologia non sarà matura «l’approccio “human-in-the-loop” non è solo consigliato, ma necessario». Vuol dire che una persona deve restare nel processo, controllare e poter intervenire.

Da dove partire

  1. Dai regole all’uso che c’è già. Se in media il 47% dei lavoratori usa l’AI, è probabile che succeda anche nella tua azienda: decidi quali strumenti sono ammessi e quali dati non vanno mai inseriti.
  2. Scegli un caso d’uso con un ritorno visibile. I sistemi conversazionali e di analisi del testo sono la parte più grande del mercato: rispondere ai clienti, leggere email e documenti, preparare bozze.
  3. Misura dall’inizio. Solo l’11% delle grandi imprese misura i benefici in modo strutturato: definisci prima tempi, volumi e indicatori, poi accendi lo strumento.
  4. Forma le persone. Solo il 7% delle PMI ha programmi strutturati di formazione sull’AI. Una formazione sull’AI per le aziende riduce rischi e sprechi.
  5. Tieni una persona nel processo. Vale soprattutto per assistenti e agenti: devono saper passare la conversazione a una persona quando serve.

Informazioni aggiornate a ottobre 2026.

Domande frequenti

Quanto vale il mercato dell’intelligenza artificiale in Italia?

Secondo l’Osservatorio Artificial Intelligence del Politecnico di Milano, nel 2025 il mercato italiano dell’AI ha raggiunto 1,8 miliardi di euro, con una crescita del 50% rispetto al 2024. I dati sono stati presentati il 5 febbraio 2026.

Quante PMI italiane hanno progetti di intelligenza artificiale?

L’8% delle piccole e medie imprese ha avviato almeno un progetto di AI, contro il 71% delle grandi. Le sperimentazioni riguardano il 15% delle medie e il 7% delle piccole imprese. Secondo l’Osservatorio Innovazione Digitale nelle PMI, il 76% delle PMI non ha investito in AI né prevede di farlo.

Quanto pesa l’AI generativa sul mercato italiano?

Il 46% del mercato riguarda progetti di AI generativa o ibridi. Il restante 54% è legato soprattutto al machine learning, usato per analisi, previsioni e ottimizzazione.

Perché i numeri del Politecnico sono diversi da quelli ISTAT?

Misurano cose diverse. ISTAT conta le imprese con almeno 10 addetti che usano almeno una tecnologia di AI, anche un solo strumento: nel 2025 sono il 16,4%. L’Osservatorio stima il valore del mercato e la quota di imprese con progetti di AI avviati: i due dati non vanno confrontati direttamente.

Fonti

Dall’articolo alla pratica

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