Tra il 2024 e il 2026 il Garante privacy è intervenuto più volte sull’AI generativa: ha sanzionato OpenAI e Character.AI, ha limitato DeepSeek e Clothoff, ha avvertito chi crea deepfake e chi analizza lo stress dei dipendenti. Anche se riguardano grandi piattaforme, questi provvedimenti contengono lezioni precise per qualsiasi azienda che usa un chatbot o un assistente virtuale. Le abbiamo raccolte usando solo documenti pubblicati sul sito del Garante.
In breve
- Nella relazione sul 2024 il Garante ha comunicato di aver ordinato a OpenAI, per ChatGPT, una campagna informativa e una sanzione di 15 milioni di euro.
- Nel 2025 ha limitato il trattamento dei dati degli utenti italiani da parte di DeepSeek e, in via provvisoria, di Clothoff, un’app che crea immagini di persone svestite.
- Il 3 luglio 2026 ha sanzionato Character.AI per 158.000 euro, per carenze nell’informativa, ritardi e problemi nella verifica dell’età.
- Il 18 dicembre 2025 ha avvertito chi usa servizi di deepfake: voci e immagini di altre persone non si trattano senza una base giuridica.
I provvedimenti più importanti dal 2024 a oggi
- Web scraping (maggio 2024): indicazioni ai gestori di siti per difendere i dati personali pubblicati online dalla raccolta massiva usata per addestrare l’AI generativa.
- OpenAI e ChatGPT: chiusura dell’istruttoria, sanzione di 15 milioni e campagna informativa, comunicate nella relazione annuale sul 2024.
- DeepSeek (2025): limitazione del trattamento dei dati degli utenti italiani nei confronti delle due società cinesi che gestiscono il servizio.
- Clothoff (2025): limitazione provvisoria per l’app che genera immagini di persone senza vestiti, anche di minori.
- Deepfake (18 dicembre 2025): avvertimento a chi usa servizi che generano audio, foto e video con voci e volti altrui.
- AI e lavoro (14 maggio 2026): avvertimento a una start-up per un plug-in che stima lo stress dei dipendenti dalle chat.
- Character.AI (3 luglio 2026): sanzione e ordini su verifica dell’età e tutela dei minori.
- Punteggi automatici nell’energia (luglio 2026): sanzioni per complessivi 7,72 milioni di euro a due fornitori e due società di informazioni creditizie per la scarsa trasparenza del punteggio che decideva l’attivazione dei contratti.
Lezione 1: l’informativa deve essere chiara, completa e in italiano
Nel caso Character.AI il Garante ha contestato un’informativa disponibile solo in inglese fino al 27 agosto 2025, formule poco chiare sull’opposizione, tempi di conservazione vaghi e più basi giuridiche indicate per la stessa finalità. Il principio è netto: «la base giuridica deve essere unica e chiaramente comunicata agli interessati». Anche per OpenAI la misura principale, oltre alla sanzione, è stata una campagna per informare le persone.
Per un’azienda con un assistente sul sito o su WhatsApp significa: un avviso breve all’inizio della conversazione, un link all’informativa completa in italiano, e risposte chiare su quali dati si raccolgono, perché, per quanto tempo e con quali fornitori.
Lezione 2: valutare i rischi prima di partire e proteggere i minori
A Character.AI il Garante ha contestato una valutazione d’impatto (DPIA) preparata in ritardo, che nella prima versione non considerava i minori e in nessuna versione valutava l’addestramento dei modelli, la nomina tardiva del rappresentante nell’Unione europea e una verifica dell’età inefficace: in una prova dell’8 aprile 2025 un utente che si dichiarava quindicenne riusciva a registrarsi. Gli ordini: verifica dell’età funzionante, un «periodo di raffreddamento» che impedisca nuovi tentativi di registrazione ai minori bloccati, profili dei minorenni privati per impostazione predefinita, e una comunicazione delle misure entro 120 giorni.
La lezione per una PMI è fare la valutazione dei rischi prima di accendere un assistente e chiedersi se il servizio può essere usato da minori. Se scegli un fornitore extra UE, verifica anche che abbia un rappresentante nell’Unione.
Lezione 3: voci e volti di altre persone non si usano senza base giuridica
Con l’avvertimento del 18 dicembre 2025 il Garante ha ricordato che trattare la voce o l’immagine di terzi senza un’idonea condizione di liceità e senza informarli può violare gli articoli 5, 6 e 9 del GDPR. Voce e immagine sono dati personali e, se servono a identificare una persona in modo univoco, possono essere dati biometrici. Tra i rischi citati ci sono frode, diffamazione e sostituzione di persona.
Per chi usa agenti vocali o avatar: usa voci create appositamente o con un consenso documentato e non imitare persone reali, nemmeno il titolare dell’azienda, senza le necessarie garanzie.
Lezione 4: niente analisi delle emozioni e trasparenza sui punteggi
Nel caso del plug-in per Slack e Teams il Garante ha chiarito che il datore di lavoro non può ottenere informazioni sullo stato emotivo dei dipendenti e ha chiesto garanzie fin dalla progettazione. Ha anche segnalato che gli strumenti basati su modelli linguistici possono produrre risultati non trasparenti, non spiegabili o non verificabili.
Nel settore dell’energia, invece, i clienti si vedevano negare un contratto per un punteggio negativo «senza ricevere informazioni chiare sui criteri e sulla logica utilizzati per attribuirlo». Il Garante ha ordinato procedure più trasparenti, informazioni complete sul punteggio e la possibilità di correggere i dati sbagliati. Se usi l’AI per qualificare contatti o valutare clienti, prepara una spiegazione comprensibile dei criteri e una revisione umana.
Lezione 5: proteggere i dati pubblicati sul sito dal web scraping
Nel maggio 2024 il Garante ha indicato alcune misure per chi pubblica dati personali online: aree riservate accessibili dopo registrazione, clausole contro lo scraping nei termini di servizio, monitoraggio del traffico per individuare flussi anomali e interventi sui bot, anche tramite il file robots.txt. Non sono obbligatorie: ogni titolare decide in base al principio di responsabilizzazione, tenendo conto dello stato della tecnologia e dei costi, in particolare per le PMI.
Cosa fare adesso se usi un chatbot o un assistente virtuale
- Informativa breve in chat e completa sul sito, in italiano.
- Una base giuridica per ogni finalità e solo i dati che servono.
- Contratto con il fornitore: dove sono i dati, per quanto tempo, se servono ad addestrare i modelli.
- Valutazione dei rischi prima dell’avvio, con attenzione ai minori.
- Una persona per le decisioni importanti e per i casi dubbi.
Gli assistenti ADI e AVI che configuriamo e seguiamo si presentano come assistenti virtuali, rispondono solo con le informazioni approvate dal cliente, passano la conversazione a una persona quando serve e trattano i dati secondo il GDPR.
Informazioni aggiornate a ottobre 2026. Questo articolo non è una consulenza legale: per il tuo caso fai riferimento ai provvedimenti integrali e a un professionista.
Domande frequenti
I provvedimenti su OpenAI o DeepSeek riguardano anche la mia azienda?
Sono rivolti ai fornitori dei servizi, ma i principi applicati valgono per chiunque tratti dati personali con l’AI: informativa chiara, base giuridica corretta, valutazione dei rischi e tutela dei minori. Una PMI che usa un chatbot deve rispettarli nel proprio trattamento.
Serve una DPIA per un chatbot sul sito?
Non sempre: va valutata in base al rischio del trattamento. Diventa necessaria, ad esempio, quando il sistema valuta in modo sistematico e automatizzato aspetti personali con effetti significativi sulle persone o quando coinvolge soggetti vulnerabili come i minori.
Posso usare in uno spot la voce sintetica di una persona reale?
Solo con una base giuridica valida e un’informazione corretta alla persona interessata. Il Garante ha avvertito che usare voci e immagini di terzi senza questi presupposti può violare il GDPR, con possibili sanzioni.
Quali dati non dovrebbe mai chiedere un assistente virtuale?
Quelli che non servono alla richiesta del cliente. Il principio di minimizzazione vale anche per l’AI: nel caso dell’energia il Garante ha contestato proprio il trattamento di dati non necessari a una delle società coinvolte.
Fonti
- Garante privacy, «Relazione sull’attività 2024 - Sintesi per la stampa e documenti», 15 luglio 2025
- Garante privacy, «Relazione sull’attività 2025 - Sintesi per la stampa», 2 luglio 2026
- Garante privacy, «Intelligenza artificiale: dal Garante privacy le indicazioni per difendere i dati personali dal web scraping», 30 maggio 2024
- Garante privacy, «Provvedimento del 18 dicembre 2025» (avvertimento sui deepfake)
- Garante privacy, «IA e lavoro: il Garante Privacy avverte una start-up italiana», 28 maggio 2026
- Garante privacy, «Intelligenza artificiale: il Garante privacy sanziona Character.AI», 9 luglio 2026
- Garante privacy, «Provvedimento del 3 luglio 2026» (Character Technologies Inc.)
- Garante privacy, «Energia, Garante: Sì alla conoscenza dello score alla base del contratto negato», 21 luglio 2026
