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Competenze digitali in Italia: dati 2025 e piano di formazione AI

Competenze digitali in Italia: i dati ISTAT ed Eurostat 2025 su competenze di base e uso dell’AI generativa, e come costruire un piano di formazione sull’AI.

Nel 2025 il 54,3% delle persone tra 16 e 74 anni in Italia ha competenze digitali almeno di base, contro il 60% della media europea e un obiettivo UE dell’80% entro il 2030. Il ritardo pesa anche sulle imprese: tra quelle che hanno valutato l’intelligenza artificiale senza adottarla, la mancanza di competenze è l’ostacolo più citato. Per una PMI la risposta pratica è un piano di formazione sull’AI costruito sui ruoli e sugli strumenti che usa davvero.

In breve

  • ISTAT, aprile 2026: il 54,3% delle persone di 16-74 anni ha competenze digitali almeno di base, 8,4 punti in più rispetto alla rilevazione del 2023 ma 6,1 punti sotto la media UE.
  • Solo il 19,9% degli italiani tra 16 e 74 anni ha usato strumenti di AI generativa, contro il 32,7% della media europea: l’Italia è penultima.
  • Nel 2025 usa almeno una tecnologia di AI il 15,7% delle PMI con almeno 10 addetti, contro il 53,1% delle grandi imprese.
  • Dal 2 febbraio 2025 l’articolo 4 dell’AI Act chiede a chi usa sistemi di AI di adottare misure per l’alfabetizzazione del personale; dopo il Digital Omnibus, in vigore da metà luglio 2026, l’obbligo resta ma senza un livello «sufficiente» prescritto.

Cosa vuol dire avere competenze digitali di base

L’indicatore usato da ISTAT ed Eurostat si basa sul quadro europeo delle competenze digitali e guarda a cinque aree: alfabetizzazione su informazioni e dati, comunicazione e collaborazione, creazione di contenuti digitali, sicurezza, risoluzione di problemi. Una persona ha competenze almeno di base se raggiunge almeno il livello base in tutte e cinque le aree.

È una soglia minima, non un traguardo da esperti. Eppure in Europa la raggiunge il 60% delle persone tra 16 e 74 anni, con punte dell’84% nei Paesi Bassi e dell’83% in Irlanda e valori molto più bassi in Romania (32%) e Bulgaria (38%). L’Italia, con il 54,3%, è cresciuta molto rispetto al 2023 ma resta sotto la media.

Dove sono i divari in Italia

Il dato nazionale nasconde differenze forti. Le più utili da conoscere per chi gestisce persone sono queste:

  • Età: tra chi ha usato Internet negli ultimi tre mesi, ha competenze almeno di base il 71,7% dei 20-24enni, il 49,1% dei 55-59enni e il 27,4% dei 65-74enni.
  • Titolo di studio: tra i 25-54enni la quota è dell’86,1% per chi ha un titolo terziario e del 33,5% per chi ha al massimo la licenza media.
  • Lavoro: tra gli occupati, gli operai sono al 44,6%, contro l’81,5% di direttivi, quadri e impiegati.
  • Territorio: le regioni migliori sono Emilia-Romagna (61,2%) e la provincia di Trento (61,1%), le più indietro Campania (42,7%) e Calabria (40,2%).

Tra le cinque aree, la più debole è la creazione di contenuti digitali: il 27,7% di chi ha usato Internet negli ultimi tre mesi non ha alcuna competenza in questo ambito. È proprio l’area più vicina all’uso quotidiano dell’AI generativa, che serve a produrre testi, documenti e presentazioni.

Quanto si usa l’AI generativa in Italia

Nel 2025 ha usato strumenti di AI generativa il 17,8% delle persone di 14 anni e più. L’uso è molto più diffuso tra i giovani (51,2% tra i 14-19enni, 43,1% tra i 20-24enni) e tra i laureati (32%), mentre scende al 3,6% tra chi ha la sola licenza media. È più frequente al Nord (19,7%) e al Centro (18,8%) che nel Mezzogiorno (14,6%).

Tra chi usa Internet ma non l’AI generativa, il 59,9% dice di non averne bisogno e il 21,6% di non saperla usare. In azienda questo significa che una parte dei collaboratori parte da zero, mentre altri usano già strumenti per conto proprio, spesso senza regole condivise.

Cosa significa per le imprese

Nel 2025 il 16,4% delle imprese italiane con almeno 10 addetti usa almeno una tecnologia di AI, il doppio dell’anno prima. Tra le imprese che hanno valutato l’AI senza poi investire, il 58,6% indica come freno la mancanza di competenze adeguate, davanti all’incertezza normativa (47,3%) e alla scarsa qualità dei dati (45,2%). Nell’Unione europea, secondo Eurostat, nel 2025 usava l’AI il 20% delle imprese: il 55% delle grandi e il 19% delle PMI.

Anche la relazione 2026 della Commissione europea sul Decennio digitale per l’Italia segnala competenze digitali di base sotto la media UE e una carenza strutturale di specialisti ICT, e raccomanda di intensificare aggiornamento e riqualificazione delle persone.

C’è poi un motivo normativo. L’articolo 4 dell’AI Act, applicabile dal 2 febbraio 2025, chiede a fornitori e utilizzatori di sistemi di AI di adottare misure per l’alfabetizzazione sull’AI del personale. Con il Digital Omnibus sull’AI, le cui modifiche all’articolo 4 sono in vigore da metà luglio 2026, l’obbligo resta ma non è più prescritto un livello «sufficiente»; Commissione e Stati membri pubblicheranno esempi pratici di come rispettarlo. Nelle sue risposte alle domande frequenti la Commissione chiarisce che non serve un certificato: l’azienda può tenere un registro interno delle formazioni.

Come costruire un piano di formazione sull’AI in azienda

  1. Fai l’inventario degli strumenti. Quali sistemi di AI usa l’azienda e quali usano i collaboratori di propria iniziativa, per esempio chatbot generalisti per scrivere email o riassumere documenti.
  2. Definisci i livelli per ruolo. Una base comune per tutti; una parte pratica per chi usa gli strumenti ogni giorno, come segreteria, assistenza clienti e amministrazione; competenze più avanzate per chi configura assistenti o automazioni; regole e responsabilità per chi decide.
  3. Copri i contenuti minimi. La Commissione indica cosa non dovrebbe mancare: cos’è l’AI e come funziona, quali sistemi usa l’organizzazione, opportunità e rischi, compresi errori e risposte inventate, e un adattamento al livello di partenza delle persone.
  4. Lavora su casi reali. Meglio due ore su una richiesta tipica dei clienti dell’azienda che una giornata di teoria generica. Leggere solo le istruzioni d’uso, avverte la Commissione, di solito non basta.
  5. Scrivi le regole d’uso. Quali dati non si inseriscono mai in uno strumento esterno, quando serve la verifica di una persona, a chi chiedere in caso di dubbio.
  6. Registra e aggiorna. Tieni traccia di chi ha seguito cosa e rivedi il piano quando cambiano gli strumenti.

Da dove partire

Comincia dai ruoli che parlano con i clienti e da quelli che gestiscono dati personali: sono quelli dove un uso scorretto costa di più e dove una buona formazione rende prima. Poi estendi la base comune a tutti. Se vuoi un percorso su misura, con esercitazioni sui processi della tua azienda, trovi i nostri programmi nella pagina Formazione AI per le aziende. Per il quadro sugli obblighi, leggi anche la nostra guida all’AI Act per le PMI.

Informazioni aggiornate a ottobre 2026. Le indicazioni sull’AI Act non sono una consulenza legale.

Domande frequenti

Quante persone hanno competenze digitali di base in Italia?

Secondo ISTAT, nel 2025 il 54,3% delle persone tra 16 e 74 anni. Il dato è in forte crescita rispetto al 2023 ma resta 6,1 punti sotto la media UE e lontano dall’obiettivo europeo dell’80% entro il 2030.

L’AI Act obbliga le aziende a formare i dipendenti sull’AI?

L’articolo 4 chiede a chi usa sistemi di AI di adottare misure per l’alfabetizzazione del personale che li usa. Non prescrive un corso specifico e, dopo le modifiche del Digital Omnibus in vigore da metà luglio 2026, nemmeno un livello «sufficiente»: le misure vanno adattate alle conoscenze delle persone e al contesto d’uso.

Serve un attestato per dimostrare la formazione sull’AI?

No. Secondo le risposte della Commissione europea non serve un certificato: l’azienda può tenere un registro interno delle formazioni e delle altre iniziative svolte.

Da quali ruoli conviene iniziare la formazione?

Dai ruoli a contatto con i clienti e da quelli che trattano dati personali, come segreteria, assistenza e amministrazione. Sono le attività in cui gli strumenti di AI generativa entrano più facilmente e in cui un errore ha più conseguenze.

Fonti

Dall’articolo alla pratica

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