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Attacchi informatici in Italia: i dati Clusit 2026 per le PMI

Attacchi informatici in Italia: i dati del Rapporto Clusit 2026 e dell’aggiornamento di ottobre, come leggerli e le priorità di sicurezza per una PMI.

Gli attacchi informatici in Italia restano frequenti, ma cambiano bersaglio. Secondo il Rapporto Clusit 2026, nel 2025 nel nostro Paese sono stati rilevati 507 incidenti gravi, il 9,6% di quelli noti nel mondo. L’aggiornamento presentato il 28 ottobre 2026 ne conta 245 nel primo semestre 2026, con meno attacchi dimostrativi e più cybercrime contro le imprese, soprattutto manifatturiere. Ecco come leggere i numeri e da dove partire.

In breve

  • 2025: nel mondo 5.265 incidenti gravi noti (+49% sul 2024); in Italia 507, contro i 357 del 2024 (+42%).
  • Primo semestre 2026: nel mondo 4.911 incidenti, record per un semestre; in Italia 245, pari al 5% del totale mondiale.
  • In Italia nel primo semestre 2026 il cybercrime causa circa l’82% degli incidenti, il malware è la tecnica più usata (43%) e il manifatturiero è il settore più colpito (18,4%).
  • Nel 2025 phishing e ingegneria sociale hanno causato il 12,4% degli incidenti italiani (+66%), probabilmente favoriti dall’AI anche con messaggi vocali.

Come leggere i numeri del Rapporto Clusit

Il Rapporto Clusit, curato dall’Associazione italiana per la sicurezza informatica, non conta tutti gli attacchi: analizza gli incidenti gravi andati a buon fine e diventati pubblici, con impatti economici, tecnologici, legali o reputazionali significativi. È un indicatore di tendenza, non un censimento.

Due avvertenze aiutano a non trarre conclusioni affrettate:

  • la gravità è classificata dagli autori in base all’impatto sulle vittime; dal 2025 esiste anche il livello «estremo», per i casi con conseguenze sistemiche;
  • per una quota crescente di incidenti la tecnica non è nota: nel primo semestre 2026 sono 3.321 su 4.911, circa due terzi. Clusit parla di «paradosso della trasparenza»: gli obblighi di notifica fanno emergere più incidenti, ma le organizzazioni tengono riservati i dettagli tecnici.

Il 2025 in Italia: attivismo, DDoS e pubblica amministrazione

Nel 2025 il quadro italiano è stato segnato dall’attivismo di matrice geopolitica: gli incidenti attribuiti agli attivisti sono cresciuti del 145% e hanno rappresentato il 39% del totale nazionale, contro il 61% del cybercrime. L’Italia da sola ha raccolto il 64% degli incidenti di questo tipo censiti nel mondo.

La tecnica più frequente è stata il DDoS, cioè il blocco di un servizio sommerso di richieste (38,5% dei casi), e il settore più colpito quello governativo, militare e delle forze dell’ordine (oltre il 28%). Seguivano manifatturiero (12,6%), obiettivi multipli (12,4%) e trasporti e logistica (12%, in crescita del 134,6%). Nel commercio gli attacchi sono quasi raddoppiati, mentre la sanità è scesa all’1,8%. Da ricordare: il 16% degli incidenti mondiali nel manifatturiero ha riguardato aziende italiane.

Il primo semestre 2026: meno dimostrazioni, più attacchi alle imprese

L’aggiornamento di ottobre mostra un cambio di profilo. L’attivismo scende al 17% e il cybercrime torna prevalente, con circa l’82% degli incidenti. Il DDoS si dimezza (17%), il settore governativo, militare e delle forze dell’ordine passa dal 28,4% all’11% e il malware sale al 43%.

  • Manifatturiero primo con il 18,4%: le vittime italiane sono il 17% di quelle mondiali del settore. Per Clusit è la conferma che le piccole e medie imprese produttive restano tra i bersagli preferiti.
  • Obiettivi multipli al 18%: campagne che colpiscono chiunque sia vulnerabile, senza scegliere settore o dimensione.
  • Informatica e telecomunicazioni all’8,6% (+4,4 punti): gli attaccanti puntano ai fornitori per colpire a cascata i loro clienti.
  • Commercio all’8,6%, mentre energia e sanità calano.

Cambia anche la gravità: gli incidenti di livello «elevato» salgono al 57%, quelli medio-bassi scendono al 35% e i critici si fermano all’8%. Tra le possibili cause del calo dell’attivismo, Clusit indica difese migliorate dopo la legge 90/2024 e la NIS2, ripristini più rapidi e le segnalazioni al CSIRT nazionale, ma avverte che serviranno i dati dell’intero anno per confermarlo.

Il ruolo dell’intelligenza artificiale

Per Clusit l’AI è un moltiplicatore di forza: rende gli attacchi più sofisticati e abbassa la barriera d’ingresso per chi ha poca esperienza, anche con email e messaggi vocali sempre più realistici. Gli stessi ricercatori precisano però che non è il motore della crescita del primo semestre 2026. Emergono i primi segnali di «agentic hacking»: i ricercatori si aspettano a breve attacchi interamente automatizzati, in cui più agenti AI coordinati combinano tecniche diverse e vulnerabilità anche banali. Una lettura simile arriva dall’ENISA, secondo cui gli attaccanti usano soprattutto strumenti di AI di largo consumo per potenziare competenze che già avevano.

Cosa fare adesso: le priorità per una PMI

I dati indicano dove concentrare tempo e budget. Sei priorità, in ordine pratico:

  1. Backup separati e provati: con il malware al 43% degli incidenti italiani, saper ripristinare dati e sistemi è la prima assicurazione. Prova davvero il ripristino, non solo il salvataggio.
  2. Aggiornamenti senza ritardi su server, firewall, VPN e software esposti su internet: nel 2025 lo sfruttamento di vulnerabilità è cresciuto del 65% nel mondo.
  3. Autenticazione a più fattori su email, accessi da remoto e servizi cloud.
  4. Procedure contro phishing e voci false: ogni richiesta di pagamento o di cambio IBAN si verifica su un secondo canale.
  5. Fornitori informatici sotto controllo: chi accede ai tuoi sistemi, con quali credenziali, entro quanto ti avvisa di un incidente.
  6. Un piano di risposta di una pagina: chi chiamare, come isolare i sistemi, come avvisare clienti e autorità.

Come riferimento, anche se non sei un soggetto NIS, puoi usare le misure di sicurezza di base pubblicate dall’ACN. Se stai introducendo l’AI in azienda, inserisci la sicurezza nella formazione sull’AI delle persone; per gli assistenti digitali trovi una traccia nelle domande da fare al fornitore sui dati dei clienti.

Informazioni aggiornate a ottobre 2026.

Domande frequenti

Quanti attacchi informatici gravi ci sono stati in Italia nel 2025?

Il Rapporto Clusit 2026 ne conta 507, contro i 357 del 2024, pari al 9,6% degli incidenti gravi noti nel mondo. Sono solo quelli andati a buon fine e diventati pubblici: con un altro metodo, la Polizia Postale nel 2025 ha gestito 9.250 eventi di computer crime contro infrastrutture critiche, enti pubblici, aziende e privati.

Perché la quota italiana è scesa al 5% nel 2026?

Nel primo semestre 2026 sono calati gli attacchi dimostrativi degli attivisti, in particolare i DDoS contro la pubblica amministrazione, mentre nel mondo gli incidenti sono più che raddoppiati rispetto al semestre precedente. Clusit avverte che una quota minore non deve dare un falso senso di sicurezza, perché crescono gli attacchi criminali alle imprese.

Quali settori sono più colpiti in Italia?

Nel primo semestre 2026 il manifatturiero è primo con il 18,4% degli incidenti, seguito dagli obiettivi multipli (18%) e, a pari merito, da informatica e telecomunicazioni e commercio (8,6% ciascuno). Nel 2025 al primo posto c’era il settore governativo, militare e delle forze dell’ordine.

L’intelligenza artificiale sta facendo aumentare gli attacchi?

Per Clusit l’AI è un moltiplicatore di forza che rende gli attacchi più sofisticati e abbassa la barriera d’ingresso, ma non è il motore della crescita del primo semestre 2026. I ricercatori vedono i primi segnali di «agentic hacking» e si aspettano a breve attacchi automatizzati condotti da agenti AI coordinati.

Fonti

Dall’articolo alla pratica

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